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Paolo Perego

Specialista di application security italiano. 37 anni, milanese, papà, praticante di Taekwon-do ITF, chitarrista e blogger.

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Emigrare sì, emigrare no. Considerazioni per una vita migliore. Parte 1.

Italia, patria di santi, poeti, navigatori, veline, concorrenti di
reality, lestofanti, politicanti dell'ultima ora e primi ministri
oligarchi con amicizie beduine.
Italia, culla del Rinascimento e potenza mondiale ai tempi di Roma.
Italia, paese dove la parola moda non è solo un'industria ma un modo di vivere.
Italia, il terzo mondo della tecnologia (nonostante i 2 telefonini a testa).

Questo incipit mi è venuto di getto, insieme al topic per questo post
da tutta una serie di eventi che si stanno susseguendo in questi
ultimi mesi.
Molti amici hanno o stanno per intraprendere la difficile strada
dell'emigrazione, segno forse che questo paese non è poi così florido
e ricco come il premier vorrebbe far credere ai suoi amichetti.
Supponiamo che una persona abbia 2 o 3 lauree nell'area della fisica
nucleare. Perché rimanere in Italia, lavorare in qualche ufficio
dell'(metti tu il nome dell'ente qui), coordinare qualche
consulentello neo laureato, quando in Germania puoi essere manager di
una multinazionale, avere il triplo (almeno) dello stipendio, vedere i
tuoi meriti riconosciuti, avere dei servizi per cui vale la pena
pagare le tasse e soprattutto godere di ritmi di lavoro umani?
L'esempio non è a caso.
Supponiamo tu sia un personaggio importante nel mondo dell'hacking
mondiale. Perché rimanere in Italia, fare il consulente e magari
coordinare un team e fare solo del paperwork quando per il
doppio/triplo dello stipendio puoi girare l'Europa occupandoti di
consulenza sia di alto livello che tecnologica in ambienti
meritocratici e soprattutto che ti valorizzino? L'esempio non è a
caso.

La fuga di cervelli? No no, per la mia limitata visione non è una
fuga, è un'emorragia che difficilmente potrà essere arrestata.

Ho contato tre mail in cui mi si chiedeva di trasferirmi o in UK o a
San Francisco o a Dublino o ad Amsterdam negli ultimi 3 giorni.
Emigrare è difficile, costa sacrificio e richiede coraggio.

In cambio ti da una vita migliore. Una situazione economica che il tuo
paese non è in grado di offrirti a parità di rischi, servizi ed
società mediamente più educate di quella che sta diventando una
baguarre italiana.

Per n ragioni ho dovuto, per ora declinare. Una è legata alle
condizioni di salute di un mio familiare ed al fatto che io sia la
persona che deve gestire queste condizioni. Una è legata al fatto che
fare da apripista, vedere come va l'estero, vedere se far trasferire
la mia famiglia, implica che Daniele cresca 6 mesi o più con suo padre
lontano. Ieri, tornato dal primo giorno di lavoro ho visto la felicità
negli occhi di un 9mesenne per il solo fatto di vedermi dopo 8 ore...
davvero posso chiedergli di non vedermi per più tempo? E per cosa poi?
E se una volta a Londra, Amsterdam, Bay Area, i vantaggi non ripagano
la lontananza e si ritrova in un padre ancora più frustrato?
Che poi sono davvero tutte congetture perché basta la prima ragione
per inchiodarmi a Milano... sarebbe meglio dire inchiodarmi in croce
ma non vorrei scendere troppo nei dettagli.

E' il dover pesare bene i pro e i contro che ora sta occupando i miei
pensieri. Cercare la soluzione migliore da qui, ad un problema che nel
resto del mondo è di facile soluzione: sfruttare al massimo il mio
potenziale. Una soluzione l'ho trovata e sinceramente mi piace anche.
Ieri ne parlavo con Francesca. Ha tanti "se" e tanto "condizionale".
Quindi una delle prime cose da fare è tramutare i "se" in "quando" e i
"condizionali" in "futuro". Richiede una dose di culo. Però la baratto
con la dose di coraggio che avrebbe richiesto andare a fare l'appsec
guy negli Stati Uniti.
Di sicuro, l'ambiente in cui vivi influenza. Io pensavo di no ma mi è
bastato andare in giro grazie ad owasp negli States, in Belgio, in
Polonia per respirare un'aria fresca e tornare a casa pieno di
entusiasmo. Ammetto che la dose di entusiasmo più grande fu nel 2008
tornando da NYC, lì letteralmente potevo e volevo spaccare il mondo.

2 anni di Italia mi hanno fiaccato. Per quello che ho visto. Per
quello che ho vissuto. Ma sicuramente ho imparato molte cose anche da
questo. Di sicuro le dosi di entusiasmo saranno qualcosa che vorrò
andare all'estero a riprendermi ogni tanto... non potendolo fare 7
giorni su 7, 365 giorni l'anno, magari una settimana ogni 2/3 mesi...
questo sì.

Domani sarà il primo settembre e inizierà un lento ma graduale e
progressivo cambiamento. E' una roadmap a lungo termine. Ma inizia
domani.
Per il resto, buona fortuna thesp0nge, te l'avevo promesso
in quel Starbuck's no?


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