Paolo Perego bio photo

Paolo Perego

Specialista di application security italiano. 37 anni, milanese, papà, praticante di Taekwon-do ITF, chitarrista e blogger.

Twitter Facebook Github

Emigrare sì, emigrare no. Considerazioni per una vita migliore. Parte 2.

Da quando ho scritto la prima parte è passata una settimana. Allora il motivo scatenante fu una coppia di amici e la loro storia.

Oggi è, probabilmente il post più interessante degli ultimi mesi.
Un riassunto breve? I ragazzi di Mashape.com vogliono cambiare il mondo ed hanno i numeri per farlo, ma sono italiani, hanno 19 anni ed è sotto gli occhi di tutti che difficilmente vieni preso sul serio nel mondo business italiano se non hai almeno la metà dei capelli bianchi. 
Ovviamente non è sempre così, per fortuna, anche per chi non è "figlio di". Però diciamo che il 90% dei casi va così.
I nostri, forse e a ragion veduta, scrivono un post di getto molto grunge dicendo in buona sostanza "sono costretto a lasciare il mio paese perché non appena messo piede in silicon valley ho trovato la considerazione e gli investitori che qui mi sono mancati e non perché io non sia all'altezza ma solo perché io sono giovane".

Ne è nato un bel thread. Con il solito "pro/contro". 

Fabizio Capobianco, CEO di Funambol, come sempre tira delle somme che valgono oro per ogni secondo investito a leggere il suo post.
Alberto D'Ottavi, su Infoservi.it estende la riflessione alla limitata presenza sul web di imprenditori esperti, di investitori e della parte istituzionale.

Io mi sono iscritto da poco alla Startup Weekend di Milano con la mia idea di startup nel taschino e con il mantra "let's do it just for fun, and let's make a great execution over a great idea".

Da quanto ho capito, nel mondo delle startup qui partiamo svantaggiati perché in Italia <b>non</b> abbiamo:
<ul>
<li>meritocrazia (ma questo anche nel lavoro dipendente);</li>
<li>una burocrazia snella;</li>
<li>casi di successo;</li>
<li>un ecosistema alla base.</li>
</ul>

In compenso <b>abbiamo</b>:
<ul>
<li>buone idee;</li>
<li>grande capacità di concretizzare queste idee in una startup;</li>
</ul>

Ok, quello che mi domando è... a parte la burocrazia con la quale nonostante siamo in democrazia possiamo farci ben poco (anche se Silvio ci ha promesso che potremo aprire un'azienda in un giorno, ma per gli altri punti... è la relocation l'unica soluzione possibile?

Chiaramente trasferirsi in Silicon Valley o in Francia o in Germania o nel nord Europa ha enormi vantaggi. Vai a giocare in casa. Giochi alla pari degli altri. Bene.

Supponiamo non si possa fare la relocation. Ed il perché non si possa fare sono un po' di sacrosanti fatti di ognuno di noi, con buona pace di chi bonariamente ti da del pirla perché "devi far così, l'unico modo è andare via, ma che ti frega, adesso che il bambino è piccolo", senza magari conoscere tutta la storia.
Capobianco le chiama ancore. Supponiamo che ancore pesanti ti leghino al territorio. Legano te fisicamente però, non legano né le tue idee, né la tua capacità di concretizzarle.
Sto leggendo ancora il libro Rework dei ragazzi di 37signals. Alcuni punti mi colpiscono per la loro schiettezza su come il libro voglia gridare "piantala di procrastinare, vai ed esegui... implementa... realizza". 

Piantala di procrastinare.

Una cosa però la devo ammettere. Ci sono n cose che in Italia ti uccidono il morale, anche nella "splendida" Milano.
<ul>
<li>la gente in metrò non sorride - tutti abbiamo dei problemi. Chi leggeri, chi medi e chi ha pesi enormi. Se la tua faccia è vacua, inespressiva e grigia tu hai già perso. Sono nella terza categoria, per chi ha l'ardire di chiedere.</li>
<li>escludendo il discorso di Fini a Mirabello di domenica scosa, lo scenario politico è degno delle peggiori raffigurazione ironiche che all'estero usano per descriverci. Manca il ministro per lo sviluppo da 4 mesi ed il ministro per le riforme è una persona che ha piazzato il figlio alla provincia di Milano dopo che per 3 volte non è riuscito a diplomarsi, tuttavia pontifica ancora contro "roma ladrona". Serve altro? Si perché ce n'è...</li>
<li>questa non è San Francisco o New York. Qui l'ADSL è ancora un sogno per alcuni paesi e da dentro casa mia non si ha il 3G né un segnale di digitale terrestre soddisfacente... ed abito a 20km da Milano.</li>
</ul>

E potrei continuare... e, per chi come me, ha ancore che lo bloccano qui... fronteggiare tutto questo disfattismo è come bere del veleno ogni giorno.
Lotti contro te stesso per dirti "si ce la devo fare" con la paura di non poter più garantire un futuro a tuo figlio ed intanto devi anche preservare quel briciolo di sogni/entusiasmo che qualche viaggio ti ha regalato.

comments powered by Disqus