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Paolo Perego

Specialista di application security italiano. 37 anni, milanese, papà, praticante di Taekwon-do ITF, chitarrista e blogger.

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Emigrare sì, emigrare no. Considerazioni per una vita migliore. Parte 3 - Se hai un sogno, tu lo devi proteggere!. ((tag: coraggio, emigrare, imprenditorialità, isv, italia, malcostume, startup, vita, sogni, procrastinare, action, 2010, 20100314, arm

Sono passati 8 giorni dalla seconda parte del mio ragionamento ad alta voce.
Non è cambiato molto, sarò sincero. Anzi, a parte qualche piccolo lavoro sui wireframe di nuvola, non è cambiato proprio nulla.

Il mio inconscio ha cercato di parlarmi, la scorsa notte, in sogno.

Ho sognato di aprire il cassetto del mio comodino e di trovare un biglietto con su scritto "Stop procrastinating". 
In effetti il mio inconscio sembra essere molto saggio, o forse semplicemente io so già la risposta a tutti i problemi solo che non ho il coraggio necessario per imboccare la mia strada.

Essere un vincente è avere la forza di rialzarsi dal tappeto quando la vita ha colpito troppo forte. 
Continuare a lottare, per ogni centimetro... per ogni singolo centimetro che ci separa dalla meta, dai nostri traguardi.

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Posso quindi scegliere, partendo da oggi, se essere un vincente o essere un perdente. Non sto parlando sul tatami... sto parlando nella vita. 
Quella stessa vita che sta colpendo estremamente duro da una ventina d'anni. Quella stessa vita che sta mordendo ai fianchi.
Posso scegliere se crogiolarmi nel mio compatimento o mettermi i guantoni come in allenamento. 
E lottare.
L'esito come in ogni confronto è veramente aperto e la vita parte avvantaggiata almeno di 10-1. Lei picchia più forte, non è una minaccia... è una promessa che ti fa quando ti da il benvenuto su questo mondo.
Comunque ti giri, lei è il banco, lei ha già vinto.

Tu hai due possibilità, da che ho imparato in questi 34 anni. 
Ti lasci andare. Molli il colpo. Ti adagi tra le pieghe di una vita senza passioni e senza sogni. Ringhi collerico contro il mondo che tanto poco ti ha dato, con le occasioni che ti ha dato. Ti lagni che il potente è ricco e mafioso. Lasci che la negatività prenda in affitto il tuo spirito. Così facendo ti sei fottuto da solo. E' un po' come prendere la pillola blu e svegliarsi nella propria stanza accettando di prendere pedissequamente sberle.

L'altra opzione è reagire, coltivare i propri sogni e le proprie passioni. Vederli crollare. Vederli FATTI-A-PEZZI e ricostruirli di nuovo. Piegare la vita modellandola secondo le proprie aspirazioni. Questo significa trovare il lavoro migliore per noi, che non vuol dire in assoluto guadagnare soldi a palate, vuol dire trovare un lavoro che ci dia il giusto bilanciamento. Lo Ying e Yang non sono cazzate new age. Se da millenni ce le tramandiamo qualcosa vorrà pur dire.
Reagire e dire alla vita, "ok sei un osso duro, ma tu non mi metterai al tappeto perché sto costruendo il mio equilibrio". Equilibrio non vuol dire apatia. Equilibrio vuol dire calma (che era la virtù dei forti... do you remember?), vuol dire self control, vuol dire consapevolezza, vuol dire amarsi.
Se io non mi amo, difficilmente sceglierò il meglio per me e se non scelgo il meglio per me, se non amo me stesso, come posso amare una moglie o un figlio? O un lavoro? O uno sport?
Se non sento il cuore bruciare perché devo costruire la mia strada, come posso pensare di poter provvedere al futuro altrui?

Avete mai visto l'ostinazione di un neonato nell'inseguire i propri sogni? Lui vuole alzarsi. Si aggrappa. Cade. Piange. Ci riprova. In loop, fino al momento fantastico quando sarà in equilibrio su quelle gambine cicciotte guardandoti con l'espressione "Hai visto papà?" (no Daniele è ancora nel loop).

Questo post nasce da dentro perché il mio inconscio mi ha dato un messaggio preciso. Ora basta tirarla alla lunga. Basta girare intorno al problema, sperando che i pezzi vadano a posto da soli. Basta incazzarsi se le soddisfazioni non arrivano, se la remunerazione non è abbastanza, se sono nato a Milano (e qui ho le mie ancore) e non sono nato a S.Francisco.
Basta. Basta. Basta lamentarsi.

Il mio inconscio è molto più diretto dei miei amici. Mi sono rotto i coglioni da solo. Il mio inconscio è talmente stufo della mia parte razionale, delle sue paure e delle sue lamentele da aver scelto la via onirica per dare una bella svegliata a tutto. Basta procrastinare. Basta vuol dire agire ora. Vuol dire prendere in mano il timone e tracciare la rotta.

Poi un pensiero "Quando le persone non sanno fare qualcosa, lo dicono a te che non la sai fare". Ecco. A tutti quelli che hanno detto o dicono che io non so fare questo o quello, vaffanculo. Me compreso.

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Emigrare sì, emigrare no: la battaglia è ancora aperta.


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