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Paolo Perego

Specialista di application security italiano. 37 anni, milanese, papà, praticante di Taekwon-do ITF, chitarrista e blogger.

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Che il mondo del lavoro e soprattutto il mondo della consulenza
brulichi di sorrisi d'opportunità, false pacche sulla schiena e di
gente che ti chiama "Amico mio" e poi ti sputtani col capo, sia pieno
lo sappiamo tutti.

C'è chi lo tollera poco e per questo viene dipinto come il diverso o
come lo scorbutico che odia i clienti, c'è chi ci sguazza e diventa
manager.

Pace.

Ci sono poi, i più creativi che a Santo Stefano, dopo che sono mesi
che non ti cagano, dopo che per vie traverse sai che chiedono ad altri
di fargli recapitare dei documenti perché sanno che se me l'avessero
chiesto di persona avrei detto no, ti mandano degli auguri via linkedin.

Auguri che o scritti sotto l'effetto di alcool, o vittime da copia e
incolla compulsivo visto che non si capisce quale regola grammaticale
supportino.


Ciao Paolo, spero che abbia trascorso un Natale sereno in famiglia e
che vi auguro un nuovo anno pieno di pace e di soddisfazioni.
Un saluto,

Un po' di considerazioni:

  • mi da del lei ("spero che lei abbia" - soggetto sottointeso). Massimo rispetto quindi, un po' mi pento per il post ironico (si fa per ridere dai non prendertela, inutile che stampi anche questo post e lo fai vedere in giro...). Poi mi ricordo son 5 mesi che manco una parola e allora rido e non mi pento più.
  • passa al voi ("che vi auguro"). Il rispetto quindi sale al top del formalismo per la lingua italiana.
  • mi augura di passare a miglior vita ("un nuovo anno pieno di pace").

Si fa per ridere ovviamente.

Ormai con certi personaggi ci ho fatto il callo.
Ad un certo modo di fare no.
Compreso sprizzare ironia da ogni poro della pelle.

Così è, se vi pare.


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