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Paolo Perego

Specialista di application security italiano. 37 anni, milanese, papà, praticante di Taekwon-do ITF, chitarrista e blogger.

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Mashape ed il futuro dei marketplace di API

Un anno fa, il 6 settembre 2010, sul TagliaBlog appariva questa lettera aperta.

Augusto Marietti, raccontava le difficoltà incontrate in Italia per raccogliere fondi per la loro startup web. mashape.com

Sinceramente non mi stupisce leggere le reazioni degli investitori alle idee di questi ragazzi. In un paese dove se parli di penetration test o code review esce il sangue da naso ai più e la reazione più comune è

"Ah ma allora tu sei un hacker? Buchi i siti?

, ci si poteva veramente aspettare che qualcuno capisse l’importanza di un marketplace per API?

Ancora un passo indietro. Ci si poteva aspettare che qualcuno in Italia sappia o sia in grado di capire cosa sia un’API? Qualcuno di non tecnico intendo.

Partiamo da un blocco culturale tipico del nostro Paese. La condivisione. Quando qualcuno scopre o realizza qualcosa, mediamente, tende a nascondere i dettagli chiudendosi a riccio preoccupandosi di come tutelare la proprietà intellettuale dell’applicazione che ha appena realizzato. Rilasciare il codice? Fantascienza. Aprire all’esterno con delle API?

Ma stai scherzando? I dati sono miei. E se poi mi bucano? E perché vuoi accedere?

Sinceramente parlando… purtroppo di webapp lungimiranti che si aprono esponendo API ce ne sono poche ed i motivi non sono tecnologici… non è che lo sviluppatore italiano non sa farlo… i motivi sono puramente di mentalità. Lo sviluppatore (o il PM o l’owner) di quell’applicazione non vuole farlo.

Giusto? Sbagliato? Sinceramente ha poco senso e potremmo parlarne per ore. Di sicuro aprire il proprio codice con un’API consistente può dare visibilità alla nostra webapp, può aprirci collaborazioni con altre webapp e altri team di lavoro, può portarci traffico e può persino portarci dei soldi… con un marketplace di API appunto.

Ricordate codesake.com La startup sulla code review su cui sto lavorando? Sicuramente le sue API saranno aperte. E le applicazioni e gli sviluppatori potranno usare codesake.com come un vero SaaS. E l’uso delle API sarà regolamentato da piani di abbonamento.

Quindi perché chiudersi così al discorso API? Quando può diventare l’arma numero uno per portare utenti al nostro servizio? Per farci conoscere? Per aumentare l’hype attorno al nostro codice?

Boh, sinceramente io questo non l’ho capito. Comunque ben vengano servizi come mashape.com siano essi fatti in Italia, nella Valley o su un’isola immersa nel Pacifico.

Sì perché nel 2011 nel business di Internet il dove si realizza un’applicazione dovrebbe veramente contare 0.


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