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Paolo Perego

Specialista di application security italiano. 37 anni, milanese, papà, praticante di Taekwon-do ITF, chitarrista e blogger.

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Pazza Inter amala

Ieri avevo un po' di paura di fronte alle immagini che arrivavano dalla Spagna. Paura agonistica intendo. Loro ne avevano di più però. Chiaramente non di me. Forse neanche dell'Inter. Ma della strategia di Mourinho. A quei livelli sono tutti campioni, di sicuro sanno come si gioca a calcio. Ma è la tattica a quel punto che la gioca da padrone. Saper leggere gli eventi. Saper accentrare su di se i giornalisti per permettere ai calciatori di fare il loro dovere. Saper essere un condottiero. L'Inter ha giocato una gara maiuscola. Non si è arroccata in difesa come avveniva nell'epoca pre-Mou. Non si è lasciata andare all'isteria. L'Inter ha giocato in difesa sapendo (e avendo la conferma dopo la ridicola espulsione di Motta) che era troppo difficile pungere il Barca in casa sua, meglio occupare gli spazi. Meglio contenerli. L'Inter non ha mai corso seri pericoli, vuoi anche perché schierava un mix delle difese titolari di Brasile e Argentina... robetta insomma. Vuoi perché ha un capitano che a 37 anni suonati corre come un ragazzino. Vuoi perché ha due punte di classe che sanno giocare praticamente come terzini. Vuoi perché ha uno Sneijder che il Real ci ha regalato e che il numero 10 attaccato alla schiena non glielo scolla nessuno. Quando a pochi minuti dalla fine Pique ha segnato l'1-0. Ho tremato un attimo. Quando l'arbitro ha fischiato la fine ho pensato che anche a mio padre sarebbe piaciuto sentire il Mister fare una dichiarazione d'amore d'altri tempi alla Beanamata. Forse l'ha sentita. E anche da lassù si è sentita la voce "Amala". E mentre l'Inter aspetta il 22 Maggio per la sua di finale, oggi io gioco la mia.
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