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Paolo Perego

Specialista di application security italiano. 37 anni, milanese, papà, praticante di Taekwon-do ITF, chitarrista e blogger.

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The bodyrental academy

Non so nel resto del mondo, anche se ho visto studi che già
sottolineavano questo problema nella Valley, ma di sicuro in Italia,
la verde e rigogliosa Italia dove donne egiziane dalle giunoniche
forme possono mettere in crisi un premier navigato (risate prego),
questa è la norma.

Lo sviluppatore software, o programmatore informatico come si legge in
alcuni annunci di lavoro, è una figura considerata in maniera non
troppo dissimile dall'operaio della catena di montaggio. Tant'è che
condividiamo lo stesso tipo di contratto, quello dei metalmeccanici.
Ho sempre una chiave del 13 accanto a me per avvitare le classi che si
disaccopiano.

Dicevamo, lo sviluppatore software è considerata una macchina
scrivente in grado di lavorare giorno e notte 7 giorni su 7 e guai a
lui se fiati.
Rullo di tamburi. Non è così. Lo sviluppatore software è un uomo.
(vedo i vostri sospiri di stupore).

Uno sviluppatore software che sta al suo cubicolo per 9 ore a
picchiottare sui tasti ha reso al meglio delle sue capacità... forse
per il 50% del tempo, poi è andato via via degradando ed alla fine,
scoccata la nona ora per il disappunto del brillante quanto miope
management, non ne ha più.
Io sono disponibilissimo a sentirmi dire che ho torto, quindi
commentate pure se voi scrivete codice anche 10, 12, 14 ore al
giorno... perché io dopo 9 ore semplicemente non ne ho più. E stiamo
parlando ovviamente di 9 ore che comprendono quell'oretta nel limbo
dello straordinario non pagato perché tanto è l'ordinarietà (e quindi
alla fine, conti alla mano io ho una tariffa oraria minore della
badante di mia madre).
C'è questa tendenza. Preferire i giovani, che non hanno famiglia...
non hanno figli... non devono tornare a casa a fare anche altro, che
sono disposti a ritmi 9-21 e poi fuori a fare aperitivo e si
ricomincia il giorno dopo. Legare loro le palle con un contratto a
tempo determinato così non si possono lamentare e sostituirli quando
non ce la fanno più con qualcun altro di più fresco.

E' così che va il mondo no?

Decisamente nella verde e rigogliosa Italia del fare è molto meglio
fare pompini volontariamente che studiare per anni per farselo mettere
in culo... a gratis.

Sfogo amaro.

Perché non è il lavorare tanto che mi spaventa. E' il lavorare senza
una guida e soprattutto il lavorare gratis che mi da fastidio. Vuoi
che mi ammazzi di lavoro oltre le canoniche 8 ore + 1 di volontariato,
almeno non chiedermi di farlo gratis.

E ieri è andato on line il nuovo design della homepage.
E spero, quasi con atavica rabbia di riuscire a concretizzare nel 2011
quello che ho costruito quest'anno.
Altrimenti un po' me lo meriterò di farmelo mettere in culo, un tot al kg.


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